Composte in genere da un solo vano abitabile, le celle per i certosini rappresentavano il luogo primario per la meditazione, per cui è necessaria la solitudine, dove trascorrevano la maggior parte del tempo. La vita del monaco trascorreva tra lo studio e il lavoro, oltre alla preghiera.
Tutti si dedicavano alla cura di un piccolo orto, adiacente ad ogni cella, che avvicinava il certosino alla natura: ogni monaco ne è architetto, sceglie liberamente come organizzarlo e curarlo. Diventa quindi simbolo per eccellenza della solitudine, libero da interferenze esterne e specchio dell'anima di ognuno.
La struttura generale era però simile, e si rifaceva alle antiche scuole. Queste infatti prevedevano una quadripartizione dell'orto, secondo due assi ortogonali, e una relativa divisione delle colture.
Attraverso un sistema di canali in terracotta, ogni hortus era constantemente raggiunto dall'acqua che serviva ad irrigare le piccole aiuole.
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