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Con l'arrivo dei normanni, nell'Italia meriodanale venne introdotto il feudalesimo: ciò comportava l'introduzione di una figura sociale completamente nuova: il vassallo, o feoudatario.

 

IL PRIMO MANIERO

La residenza del primo signore di Padula sorse sul colle antistante il primo insediamento: più che un castello era una residenza fortificata con una cinta muraria, entro le quali vi erano allogati tutti i servizi militari.
Il luogo è molto significativo: porre il castello fuori dal paese doveva evidenziare le differenze di destinazione dei due poteri, quello politico e quello religioso, che fino ad allora erano entrambi concentrati nelle mani dei basiliani di San Nicola de' Donnis.
La presenza del maniero che garantiva la necessaria difesa in caso di attacco, favorì lo sviluppo urbano.
Il nuovo borgo aveva una struttura diversa dalla parte antica del paese: mentre l'antica borgata, con le sue stradine tortuose e strette, si preconfigurava come prima difesa contro gli assalitori, il nuovo rione godeva della protezione fornita dal castello.

L'OPERA DI TOMMASO SANSEVERINO

In seguito alle sommosse contadine, il feudatario abbandona il castello che, nel 1296, viene affidato al conte Tommaso Sanseverino di Marsico da re Carlo II d'Angiò. Il re fù molto chiaro: Tommaso avrebbe dovuto provvedere alla fortificazione della città e all'ampliamento del castello, in cambio avrebbe ottenuto in dono il reame di Padula.
L'opera fu ingente, e influenzò l'impianto urbanistico di Padula: la cinta muraria unì il castello con le torri e gli imponenti portali fortificati. La particolare orografia del paese non permise di munire le mura di un fossato, che doveva comunque essere presente, seppur in minima parte, nella località dei "Fossi".

LE MURA E LE TORRI

Delle antiche mura non rimane che qualche breve tratto in prossimità delle torri: la trasformazioni subite nei secoli scorsi ne ha causato la distruzione o l'inglobazione.
Stesso discorso va fatto per le torri, che dovevano essere 8 o 9, inglobate in abitazioni private o distrutte per farvi spazio. E' il caso della torre della porta di Sant'Antonio ("Chianga Vecchia") demolita negli anni Sessanta insieme agli attigui resti di mura, oppure della Torre del Portello.
Caso singolare è la torre di casa Tepedino-Fierro, perfettamente conservata e trasformata in abitazione.

I PORTALI di accesso

Nella parte alta del paese, l'unica porta ad aver conservato la sua forma originaria è quella di Sant'Antonio ("Chianga Vecchia"), che presenta l'effigie dell'oca, simbolo del paese. Altri accessi fortificati al paese ben conservati sono la porta dell'Oliva ("dell'Auliva"), nei pressi di San Giovanni, e la porta del Portello.

la piazza d'armi

La zona antistante al Castello vede il sorgere di edifici di servizio: non solo la Chiesa di San Clemente, cappella privata dei signori di Padula, l'ospedale, e il Parlamento dell'Università, ma anche tutti gli edifici accessori alla vita militare, oltre agli alloggi. La zona si prefigura come una vera e propria piazza d'armi medioevale, da qui il toponimo " 'a chiazza", con cui oggi è ancora conosciuta.


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