La notizia della visita in Certosa è stata data per la prima volta da Camillo Tutini, che nella sua opera racconta dell'avvenimento in maniera molto dettagliata.
L'Imperatore Carlo V, narra il Tutini, di ritorno dalla Battaglia di Tunisi, nella quale sconfisse l'ammiraglio turco Khayr al-Din (detto Barbarossa), decise di fermarsi a Padula. Sostò presso la Certosa di San Lorenzo per due giorni, con l'intero esercito al seguito, ai quali ordinò di non mangiare carne in ossequio alle regole del monastero.
Egli stesso rinunciò ad ogni lusso, dormendo in una cella proprio come i padri (si concesse il solo vezzo di sostituire il pagliericcio con un materasso e le lenzuola di lana con quelle di lino).
Tutini prosegue narrando di come l'Imperatore desiderasse far colazione in cantina con tutti i suoi uomini, e che per lui fu preparata un'enorme frittata. Carlo rimase molto stupito dall'abilità del cuoco e, grato per le onoreficenze che gli erano state riservate, decise di confermare al monastero gli antichi privilegi di cui godeva.
Anche lo storografo Giovan Battista Pacichelli narra la vicenda, nel suo "Il regno di Napoli in prospettiva", parla dell'evento. E non ultimo Costantino Gatta il quale ci informa che "i monaci sino al presente giorno mostrano designato nel pavimento il luogo dove egli (l'imperatore) desinò".
Controcorrente si schiera invece il Sacco, storico locale, il quale definisce "eroicomici" gli scritti dei suoi predecessori, facendo notare come la notizia della gigantesca frittata venga trascurata sia dai diaristi di Carlo V, sia da altri validi storici contemporanei all'Imperatore. Questi, però, infine scrive che "bisognerebbe fare più accurate ricerche negli archivi comunali di Padula e di Sala Consilina", lasciando il mistero tutt'ora irrisolto.