Il viaggi dei tedeschi alla scoperta dell'Italia dopo la venuta di Goethe si sono moltiplicati. Venezia, Bologna, Roma e Napoli, queste le mete preferite dagli illuministi. Tra questi citiamo Karl Wilhelm Schnars, che nel 1858 arrivò nelle nostre zone, appena interessate dal terribile terremoto.
Il diario del suo viaggio si è trasformato in un libro, "La terra incognita", di cui pubblichiamo uno stralcio.
Svoltai dopo alcune miglia a sinistra della grande strada maestra, per raggiungere Padula e la famosa Certosa di S. Lorenzo e Bruno. Sulla strada si trova la cappella di S. Giovanni con una limpida sorgente, una volta consacrata a Diana, e più sopra Castel Civita con antichissime mura.
Padula non offre niente di interessante; conta 10.000 abitanti, persone tutte molto laboriose. E costruita a terrazze sulla montagna, un versante della quale è bagnato da un fresco ruscello montano che fa funzionare più mulini in muratura. Nella misera taverna del convento ai piedi della città, mi feci preparare un pranzo e inviai un messaggero a Saponara, perché mi attendesse là, mi commissionasse lettere e mi approntasse, infine, un alloggio per la notte. Sapevo che vi sarei giunto tardi, poiché la via era lunga e difficile, percorribile quasi solamente a piedi.
La Certosa di S. Lorenzo e Bruno sorprende per la magnificenza della sua struttura e per lo splendore ora ridotto in polvere e macerie. Essa occupa con i giardini più di 70 moggi di terra, ha bellissime sale, chiese, scale, atrii, bastioni, mura, fontane, cortili, giardini, stalle, appartamenti per ospiti, un ospedale ed una farmacia. Se la si volesse descrivere in tutti i particolari si potrebbe scrivere un libro; di certo i dipinti più pregiati di questa certosa, durante la guerra francese, furono trasportati a Parigi e nel mondo e molte opere d'arte di lì trafugate adornano le sale del museo borbonico. Senza dubbio la soldatesca francese, avida di bottino, distrusse statue di marmo, altari, paramenti della chiesa, però vi è rimasto ancora un tesoro artistico interessante. Di questo fanno parte quattro statue colossali dei santi Lorenzo, Pietro, Bruno e Paolo, l'altare della Chiesa, una statua di marmo della Maddalena, busti di Santa Rosalia, un Ecce-homo, un bellissimo crocifisso d'avorio, quadri di Giordano, Farelli ecc. Il convento della certosa è uno dei più grandi d'Italia; in una lunghezza di 83 passi, vi sono 70 colonne che formano un parallelepipedo con due splendide fontane eseguite secondo i disegni di Michelangelo il quale scolpì anche i capitelli, con molteplici rilievi tratti dal martirio dei santi e dalla passione di Cristo. Il cortile della chiesa della certosa è circondato da una balaustra di marmo ed è ornato con preziosi monumenti funebri di Cosmus Fansago. Dal grande corridoio sottostante il convento, una colossale doppia gradinata con larghi gradini di marmo a mo' di torre gotica, conduce verso la galleria superiore che, durante la guerra tra francesi e austriaci fu trasformata in ospedale, sicché in quel tempo tutto il grande edifizio deve aver ospitato all'incirca 1.400 tra malati e feriti.
Attorno al convento si trovano gli appartamenti dei monaci; ognuno consta di un soggiorno, una camera da letto, un corridoio per passeggiare, una piccola biblioteca, una loggia coperta ed un giardinetto con una fontana zampillante, fiori, ortaggi e alberi da frutta. Il priore possiede un appartamento più grande e più riccamente adornato. La grande biblioteca del convento è stata quasi totalmente derubata e distrutta; tutti gli armadi e scaffali, casse e cassetti sono vuoti; il museo è stato totalmente saccheggiato; i francesi vi hanno abitato in modo devastante ed hanno portato via monete, cammei, corniole e preziosissime antichità. Sono state salvate solo alcune pergamene e libri di cronaca. Uno stupendo affresco orna la sala della biblioteca vuota. Questo splendido e grandioso convento venne costruito nel XIV secolo dal principe Tommaso Sanseverino il quale ebbe dall'ordine generale di Grenoble pieni poteri e contemporaneamente il permesso per edificare due certose. Principi e re molto contribuirono per aumentarne la ricchezza e lo splendore, fino a quando sotto Ferdinando I tutto decadde.
Mi faceva da guida il priore, una figura cadaverica, tisica, triste, magra; per natura parlava poco ed inoltre mi pregò di non chiedere troppo. La sua biblioteca era composta, se si eccettuano i volumi "Antichità Romane" di Adam, quasi totalmente da opere di argomento religioso (ma non mi consentì di consultarne alcuna). Sembrava fosse dedito solamente alla preghiera e alla contemplazione dell'altra vita, nella quale egli senza dubbio già ora si trovava, e dava poca importanza ai miei interessi. Non mi venne offerto né pane né vino ed io mi rallegrai di cuore, allorché questo spettro umano mi esiliò dal suo orizzonte nel momento in cui si fece chiamare per la preghiera. Subito gli altri monaci avevano annusato in me l'eretico e tutti voltarono indifferentemente le spalle a me e alla mezza piastra che regalai ai poveri del convento. Di pomeriggio intrapresi con una guida ed il mio servitore la passeggiata montana verso Saponara, lasciando carrozza e vetturino nella taverna del convento. Aggirai la città di Padula (da pallida, palude, a causa della pianura paludosa che si estende ai suoi piedi) e giunsi, guadando un ruscello, immediatamente su un terreno molto sassoso con siepi basse. Proseguimmo in salita lungo la valle dell'Aggia, un piccolo affluente dell'Acri, attraversando un tratto ricco di cave gessose e poi una sella ricoperta di boschi di quercia.
Da qui godetti di una veduta abbastanza bella sulle città di Marsico Nuovo e Marsico Vetere e sul cosiddetto Piano delle Mattine, una piccola valle montana che racchiude in sé le sorgenti dell'Acri1 e vi invia i primi affluenti. Secondo me per questo piano dovrebbe esserci un sentiero (anche mulattiera) molto comodo verso Saponara; poiché però le carte Rizzi-Zannoniche non ne davano indicazione, mi rassegnai alle spiegazioni della mia guida e mi incamminai a destra, salendo e scendendo. Siccome la cittadina di Tramutola2 tardava a comparire e il piccolo sentiero diveniva sempre meno battuto mentre la vegetazione si faceva sempre più folta, mi venne il sospetto che la mia guida avesse preparato un'imboscata per derubarmi. Mi ero intrattenuto abbastanza a lungo a Padula e sebbene il messaggero appartenesse alla taverna molto malfamata del convento posto in basso3 mentre la guida era della cittadina situata più in alto, non era per niente improbabile che i due si fossero in precedenza accordati. Sicuramente il mio vetturino aveva fornito i dati necessari circa l’intoccabilità della mia persona, ma i monaci inospitali avevano subito fiutato l'eretico straniero. Comunicai queste preoccupazioni al mio servitore, il quale aveva scosso continuamente il capo circa questa pericolosa escursione a due passi dal confine fra Calabria e Basilicata ed appresi che tre o quattro individui avevano vivamente parlottato nella taverna con il nostro accompagnatore.
Cosa si poteva fare? Non dovevo e non volevo mostrar timore; mi appellai, come ultima risorsa, alla diagnostica morale e fisiognomica. L'aspetto dell'individuo era certamente abbastanza brigantesco, ma le sue risposte alle mie domande incrociate erano così ingenue, che rimproverai me stesso per i sospetti. Mancava un'ora al tramonto e Tramutola non poteva essere più lontana di una mezz'ora di cammino sebbene il sentiero nel bosco divenisse sempre più impenetrabile. Mi venne allora, per precauzione, l'idea di scambiare i miei abiti con quelli del conducente; io presi la sua giacca blu ed il cappello a punta calabrese, egli il mio paltò-merino ed il cappello di paglia. Il mio servitore ci precedeva, battendo i denti dalla paura, la guida era al centro ed io dietro. Procedemmo in questo modo per dieci minuti, quand'ecco che il bosco di querce si diradò e Tramutola apparve d'un tratto in una bellissima illuminazione.
1 L'Acri si chiamava presso i romani Aciris, ed ha la sua sorgente principale sull'alta montagna di S. Vito, presso Marsico Nuovo. Nella vicinanza vi affluisce il fiumiciattolo Caulo e Sora (Sciauro).
2 Tramutola, colpita violentemente già nella notte del 16-17 dicembre, crollò quasi completamente con le scosse meno forti del marzo 1858. Tre quarti degli abitanti morirono.
3 Quasi tutte le cosiddette taverne di convento sono, a causa dei numerosi intrighi che vi vengono consumati, molto sospette in Italia, soprattutto in Sicilia.