(Padula il 21 settembre 1862, Roma 1929)
Avvocato e uomo politico.
Figlio di Luigi, pasticciere, e di Adelaide Nappi, di agiata famiglia. Laureatosi nel 1886 a Napoli in giurisprudenza, tramite il suo professore di Filosofia del Diritto, Giovanni Bovio, si avvicinò alla Massoneria, aderendovi il 23 marzo 1887. Tornato a Padula, vi esercitò l’avvocatura, dedicandosi al contempo con passione alla vita politica in un rapido “cursus honorum”: consigliere provinciale dal 1889, presidente della provincia nel biennio 1905-6, onorevole deputato al Parlamento del Regno d’Italia per ben 7 legislature dal 1895 al ’97 e dal 1900 al 1923. Di fatto dominò la politica del Vallo di Diano per oltre 30 anni. Nel 1904 fu Sottosegretario alle Finanze nel governo Giolitti, rivolgendo il suo impegno principalmente a favore della scolarizzazione della sua gente (gli si deve l’istituzione del Liceo Ginnasio di Sala Consilina nel 1908) e del miglioramento delle loro condizioni di vita (come la costruzione del tratto ferroviario Sicignano-Lagonegro, che voleva anche elettrificato), ma fu promotore anche di tante battaglie di più ampio respiro nazionale, come quella per estendere il suffragio anche alle donne o per una più equa applicazione delle leggi sull’emigrazione (al fine di rendere più decorose le condizioni di vita dei tanti immigrati italiani all’estero). In tale attività rimase comunque sempre legato alla Massoneria, tramite la loggia padulese dei “Forti Lucani” fondata dal generale Bracco nel 1887 e quella salese di “Porta Pia” da lui istituita nel 1891: nei principi massonici infatti vedeva - proprio negli anni in cui ferveva la “questione sociale” - uno strumento di lotta comune contro tirannidi, soprusi e pregiudizi di ogni sorta.
Tuttavia va precisato che, per quanto Padula gli avesse dato i natali, egli mantenne sempre un rapporto privilegiato con Sala, sia perché allora capoluogo di distretto e sede di sottoprefettura, sia perché qui aveva sposato la sorella del noto avvocato massone Giuseppe Apicella, ma anche perché a Padula ebbe non pochi avversari (in primis don Arcangelo Rotunno), congiuntamente al fatto che fin dal 1908 andò progressivamente spegnendosi l’attività della loggia dei Forti Lucani. Va anche detto che il Camera, politicamente, fu incline a un certo trasformismo clientelare, il che non deve affatto sorprendere, in quanto perfettamente in linea con l’esempio giolittiano di gestione amministrativa. Gravitò comunque sempre su posizioni sostanzialmente democratiche, ma concluse poi la sua carriera da socialista. L’ultima vittoria la ebbe nelle elezioni del 1921, nel 1924 però venne pesantemente sconfitto dalla lista di coalizione demo-liberale ov’era confluito il suo più tenace avversario Amendola. Ritiratosi a vita privata, morì a Roma nel 1929 assai povero
A Padula gli venne intitolata la via principale di accesso al paese (ribattezzata via Italo Balbo durante il Fascismo), a Sala la sua visibilità nella toponomastica è stata maggiore e più duratura.
(Giovanni Camera, un politico massone per il progresso del popolo, Euresis – Annuario del Liceo Classico “M. T. Cicerone” di Sala Consilina, 1985, pagg. 99-122)
Vincenzo Maria Pinto
Centro studi Vallo di Diano