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(Padula, 1509; Massa Lombarda, 9 marzo 1563)

Marchesa di Padula, moglie di Francesco d'Este.
Maria de Cardona, figlia di Giovanni, conte d’Avellino, e di Giovanna Villamarino, figlia del conte di Capaccio e grande ammiraglio del regno, nacque nel 1509. Suo padre morì nella battaglia di Ravenna (1512) e lei ne raccolse l’eredità dei feudi. Il 19 ottobre 1513 ottenne da Bernardo Villamari, luogotenente del regno di Napoli, l’investitura di Padula col titolo di marchesa e del casale di Buonabitacolo e di Avellino col titolo di contessa. Intrattenne corrispondenza con Bernardo Tasso, Antonio Minturno e Vincenzo Martelli. Gianni di Leo celebrò, nell’Amor prigioniero, la bellezza, la "dotta voce" e "l’onorato stile" della donna, che si dedicò anche alla poesia, alla musica e alla conoscenza delle Sacre Scritture. Niccolò Morelli, nella Vita dei Re del Regno di Napoli, stese questo breve ritratto di Maria Violanta Cardona: "La stima generale ch’ella si conciliò con le sue poesie, con l’amenità del suo conversare, e particolarmente con le opere erudite che dava alla luce, si aumentò oltremodo anche fuori dell’Italia. I letterati di maggior rinomanza fecero a gara per colmarla di elogi ed in specialità Ortensio Landi che le procurò molti encomi. Venne a morte nel 1565".

Ortensio Lando la presentò coi capelli biondi e gli occhi "lucenti, neri, alquanto lunghetti, vivaci e pieni di somma letizia". La marchesa di Padula portò amore alla verità e seppe governare con temperanza. Leandro Alberti, che si recò a Napoli circa il 1525, in compagnia del generale dell’ordine dei Predicatori e il Fantuzzi, osservò: "Hora Padula è tenuta da D. Maria Cardona Marchesa et Contessa di Avellino di molte virtù ornata et ben letterata nel’historie e lettere humane".

Ortensio Landi scrisse da Avellino, il 5 aprile 1550, una lettera, dalla quale si rileva che Maria de Cardona passava vita consolata in compagnia di sua zia, principessa di Salerno, e di Marcantonio delli Falconi, vescovo di Cariati nel 1545: "C’è qui la Signora Principessa di Salerno, la quale con la sua dolce e reale presenza et con le sue gentilissime maniere sarebbe atta a rasserenare l’inferno, et ragioir le misere anime dei dannati, ci habbiamo poi mons. M. Antonio delli Falconi, gran segretario della natura, il quale ne trattiene con la dottrina greca, toscana et latina in stupor grande: e c’è il nostro M. Hortensio pieno di Paradossi. Del nostro fresco che noi godiamo, non ve ne parlo, perché so ne siete ottimamente informata: tornate adunque et non s’indugi più se non volete che si muoia di desiderio".

Da quanto detto, si rileva che Marcantonio Falconi successe al vescovo Giovanni Carnuti, che nel 1544, dopo il feroce saccheggio di Cariati, fu imprigionato e portato ad Algeri, dove morì per i maltrattamenti ricevuti. L’amministratore apostolico, Francesco Monaldi venne ucciso nel 1545 a Mileto, mentre celebrava la messa.

Una paradossale metafora fu quella del Beltrando, il quale trovava che la poetessa Maria de Cardona era tanto "alteramente umile, ch’esser seconda a Dio le parea vile".

Fu promessa sposa di Antonio Guevara, figlio del conte di Potenza, ma alla morte di lui fu data in moglie a suo cugino Artale de Cardona, figlio del conte Pietro. Rimase vedova nel 1536. Nel maggio del suddetto anno, il duca Ercole II mandò suo fratello Francesco d’Este in Lombardia, come comandante di un corpo di cavalleria dell’imperatore Carlo V, che lo accolse familiarmente e gli diede in moglie la ricca vedova Maria de Cardona. Francesco d’Este era figlio d’Alfonso, duca di Ferrara, e di Lucrezia Borgia. Da Alfonso d’Este Lucrezia ebbe sei figli: Alessandro d’Este (19 settembre 1505) morì in pochissimi giorni, non riuscendo a succhiare il latte; Ercole (aprile 1508-1559) fu investito duca di Ferrara, Modena e Reggio Emilia nel 1534 e prese in moglie Renata, figlia di Luigi XII di Francia; Ippolito (Ferrara 1509-Tivoli 1572), divenuto cardinale, si fece costruire la grandiosa villa d’Este a Tivoli; Alessandro (1511) si chiamò come il defunto pontefice; Eleonora (1515-1575) si fece monaca; Francesco (1516), capitano della cavalleria leggera nell’esercito imperiale (1543), seguì il duca d’Alba contro Giovanni di Sassonia.

La duchessa Lucrezia Borgia, chiedendo consiglio al Trissino sull’educazione dei figli, disse: "Prima ancora che savi, desidero che crescano onesti e giusti". Figlia del papa e sorella di Cesare Borgia, che ispirò il Principe di Machiavelli, si fece rispettare e amare dal popolo di Ferrara. Lucrezia Borgia lasciò il mondo, in seguito ad un aborto spontaneo e a breve agonia, a 39 anni d’età, il 24 giugno 1519. Pietro Bembo e Ludovico Ariosto dedicano a lei traboccanti lodi. Victor Hugo, che stette con i fratelli ad Avellino, perché il loro padre fu governatore della città (1806-1808), mise sulla bocca d’Alfonso d’Este ignominiose accuse contro Lucrezia e la famiglia Borgia: "Inorridisco di vostro fratello Cesare, che ha ucciso vostro fratello Giovanni! Inorridisco di vostra madre Rosa Vanozza, vecchia baldracca spagnola, che scandalizza Roma, dopo avere scandalizzato Valenza! E quanto ai vostri pretesi nipoti, i duchi di Sermoneta e Nepi, bei duchi fatti con duchee rubate. Fatemi finire. Inorridisco di vostro padre ch’è papa e che ha un serraglio di donne, come Bajazette, sultano dei Turchi; di vostro padre che popola il bagno di illustri personaggi e il sacro collegio di banditi"!

I coniugi Maria de Cardona e Francesco d’Este ottennero, il 10 aprile 1547, il permesso di aprire delle ferriere nei feudi d’Avellino e Candida. L’imperatore Carlo V, da Bruxelles spedì il privilegio del 30 aprile 1549, con cui autorizzò di tenere nel feudo di Avellino una fiera, in ogni anno (dal 5 giugno al 5 luglio), nello stesso modo che si praticava in Lanciano.

Francesco d’Este militò in Piemonte come generale della cavalleria e fanteria italiane. Ebbe contrasti con Ferrante Gonzaga, governatore di Milano, e perciò andò a visitare finalmente i feudi della moglie. Preferì, soprattutto, occuparsi di Massa Lombarda, di cui Paolo III lo creò marchese con diritto di trasmettere agli eredi maschi titolo e giurisdizione e con facoltà di battere moneta. Maria de Cardona passò ad altra vita il 9 marzo 1563.

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