(Padula il 27 febbraio 1840, )
Brigantessa.
Contadina analfabeta, meglio nota come Reginella, nacque da famiglia di umili origini. Singolare figura femminile, vissuta ai margini della società del tempo e frequentatrice precocissima del mondo della malavita locale. La sua vicenda personale è intrecciata con quella di noti briganti assai attivi a Padula: in primis Pietro Trezza, che la rapì e fece sua amante, conducendola tra i boschi e avviandola così al brigantaggio; Michele De Vita, un mulattiere affiliato alla banda del temutissimo Angelantonio Masini; e il Masini stesso, famoso brigante di Marsico Nuovo, che la tenne con sé come vivandiera. Amava farsi ritrarre armata di tutto punto o vestita con abiti maschili ed è certo che prese parte a numerosi crimini (estorsioni, furti, incendi), rendendosi altresì complice di omicidi e sequestri. Oltre a lei, altre due donne operavano nella banda Masini: Filomena Cianciarulo e, soprattutto, Maria Rosa Marinelli, la donna del capobrigante, nota tra l’altro per essere menzionata in una suggestiva filastrocca in dialetto padulese, che ricostruisce l’episodio dell’arresto e della morte del Masini nella casa di Gerardo Ferrara a Padula. Costituitasi spontaneamente alla Sottoprefettura di Sala Consilina il 27 dicembre dello stesso anno, Reginella venne poi scagionata il 6 maggio 1865 dal tribunale di Potenza, perchè i reati a lei ascritti erano stati commessi “in regime di costrizione e non per libera volontà”.
Al di là di ogni giudizio di valore, la sua storia è emblematica di quel mondo di miseria e di disperazione, che anche nelle nostre terre negli anni post-unitari ha visto nel brigantaggio l’unico strumento rimasto a tanta povera gente per affrancarsi da decenni di prevaricazioni e sfruttamento.
(R. Amicarella, Combattenti per l’Indipendenza italiana della Provincia di Salerno (Campagne dal 1848 al 1870), ed. Ellebi, s.d.)
Vincenzo Maria Pinto
Centro studi Vallo di Diano