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(Padula 1571, Roma 14 febbraio 1624)

Filosofo e medico.
Figlio di Roberto, celebre giureconsulto di Filippo II di Spagna. A Napoli studiò Lettere, Filosofia e Medicina, divenendo a soli 19 anni medico della flotta pontificia. Al seguito del cardinale Giulio Antonio Santoro, nel 1591 si recò a Roma, ove il papa gli conferì prestigiosi incarichi fino alla Cattedra in Filosofia. Durante tale periodo entrò in contatto epistolare con Galileo Galilei, polemizzando con lui per le sue idee rivoluzionarie e mostrandosi più vicino alla posizione tradizionale aristotelico-tolemaica, seppur con delle novità: infatti riteneva il mondo creato da Dio e retto da precise leggi matematiche, cui l’uomo può accedere tramite la scienza. Un filosofo della scienza, dunque, più che un vero e proprio scienziato. Tra le molte opere a lui attribuite, pubblicate dal discepolo Leone Allacci (1588-1669), citiamo quelle più significative: De Phoenomenis in orbe luna, novi telescopii usu a D. Galileo nunc iterum suscitatis phisica disputatio a D. Iulio Caesare La Galla (1612), a difesa della dottrina geocentrica contro il copernicano Sidereus Nuncius galileiano del 1610; Tractatus de Cometis (1613), per l’apparizione a Roma di una cometa; De immortalitate animorum ex Aristotelis sententia (1621), contro l’Aristotelismo materialistico del Pomponazzi; Disputatio de coelo animato (1622). Trascorse gli ultimi anni tra le sofferenze di una penosa malattia e il desiderio di una cattedra a Pisa, mai ottenuta a causa dei dissapori con i Gesuiti. Morì a Roma il 14 febbraio 1624.

(I. Gallo, Filosofia e scienze biologiche agli albori del ‘600. Giulio Cesare La Galla tra Aristotele e Galilei, Rassegna n. 1, III 2, 1986)

Vincenzo Maria Pinto
Centro studi Vallo di Diano

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