(Padula 25 dicembre 1815, Padula 5 giugno 1881)
Patriota.
Nacque da Michele, Tenente della Legione Provinciale del Circondariale di Padula, e da donna Rosa Marrano. La sua famiglia si era già segnalata nel 1799 per essersi schierata dalla parte dei rivoluzionari ed il padre aveva partecipato ai moti del 1820-21. Indicato coi fratelli Vincenzo (n. 1813), Giovanni e Francesco (n. 1820) - rispettivamente Capitano della Guardia Nazionale, Sindaco e Consigliere Provinciale dopo l’Unità - quale cospiratore e nemico del governo borbonico, fu arrestato e incarcerato con loro. Tornati a Padula, tutti e tre i Santelmo mantennero un atteggiamento più cauto, continuando però ad intessere rapporti con altri patrioti (primo don Vincenzo Padula), in preparazione di future imprese. Nel luglio del ‘52 la polizia borbonica trovò libri “proibiti” nella loro casa, condannandoli così ad un’ammenda di 200 ducati. Nel corso della fatidica spedizione dei Trecento, Antonio fu certo uno dei motori della cospirazione padulese, come ebbe modo di dichiarare l’arciprete Santomauro, eppure vennero diffuse voci discordi: si parlò di una sua fuga per i monti, mentre i verbali della magistratura borbonica annotavano del suo ritrovamento da parte dei gendarmi in una cantina, ove l’avevano nascosto due donne del paese. Arrestato ed esiliato, nel 1860 era tra i Mille di Garibaldi: ferito ad un ginocchio il 15 maggio a Calatafimi, fu insignito di medaglia d’argento e promosso luogotenente. Costretto ad abbandonare il campo di battaglia, venne ingiustamente apostrofato come traditore da Giovanni Nicotera (già presente nel ‘57 a Padula al fianco di Pisacane e sopravvissuto all’eccidio), che lo riteneva responsabile del fallimento di una spedizione - come quella di Sapri - in realtà affrettata, male armata e piena d’imprevisti. In seguito Santelmo organizzò l’insurrezione del Cilento e del Vallo di Diano, per preparare la vittoriosa risalita di Garibaldi verso Napoli, continuando - anche dopo l’unità nazionale - a vivere a Padula. Qui contrasse matrimonio nel 1880 con Maria Grazia Arato, morendo appena l’anno dopo, il 5 giugno.
(M. E. Sormani, Antonio Santelmo nel Risorgimento salernitano, in Garibaldi e garibaldini in provincia di Salerno, Convegno di Studio, Plectica ed. 2005 - Testimonianza diretta della nipote Livia Santelmo)
Vincenzo Maria Pinto
Centro studi Vallo di Diano